APPENDICE li 417 è governato dalla libertà; ma dell’universa realtà, la natura compresa, che l’uomo anima della sua propria vita interiore, pervadendola del suo sentire e di tutta la forza del suo spi- rito, traendola con l’impeto della sua passione e con l’energia del suo pensiero dentro alla sua stessa vita, partecipe della sconfinata e possente attività che nella coscienza si svela a se stessa e si compone e indirizza in assoluta libertà verso i fini trascendenti dello spirito. Questo romanticismo è la forma più cospicua della mentalità del secolo XIX nel periodo creatore, che è della prima metà del secolo; creatore del Risorgimento italiano e di tutte le rivoluzioni da cui sorse la nuova Europa. Nella filosofia kan- tiana esso ebbe la sua forma classica, come posizione di pro- blemi radicalmente nuovi e avviamento a un concetto della realtà; il quale potè offendere le intelligenze pigre e adagiate nella comune e immediata concezione del mondo, e suscitare quindi ribellioni e reazioni tenaci e fierissime a guisa di una santa battaglia in difesa del senso comune; ma non perdé più terreno, e s’insinuò anche negli avversari, e divenne a poco per volta come la seconda vista del pensiero umano, sempre più convinto della verità elementare, che questo mondo, in cui viviamo e moriamo, per cui batte il nostro cuore nella scienza e nella vita, è certamente il mondo del- l'uomo; il nostro mondo. Di questo romanticismo il precursore è Vico, critico di Cartesio e di Locke, nemico di ogni filosofare meccanizzante e matematizzante, consapevole deH'originalità dello spirito e della sterilità di un sapere tutto deduttivo e analitico; sensi- bilissimo alla profonda differenza tra la realtà umana, che è sintesi, creazione, libei tà e conoscenza di sé, e la pretesa natura che l’uomo si trova davanti come creata da Dio senza il suo intervento e concorso; tutto rivolto quindi a quello che egli chiamava « mondo delle nazioni », la storia, creazione dell’uomo, « prodotto della umana mente ». Dentro il quale la mente perciò si ritrova, si orienta e opera sicura senza uscire da sé: e opera non pure come ragione con la scienza e la filosofia, ma opera già come senso e fantasia, già con l’animo ancora « perturbato e commosso ». E questo non ha