APPENDICE I 365 tuiscano 1’ Epistole familiari di Cicerone, li di cui argomenti si versano presso a poco sull’ istesso : ed ecco che il giovane acquista il sermone volgar latino. Spedito che sia il giovane nell’acquisto della lingua vol- gare privata, mettergl’ in mano gli elegantissimi Commentari di Giulio Cesare, ne’ quali acquisterà la lingua pubblica, tanto necessaria per le arti della pace e della guerra; ed in essi la conseguirà nella sua somma purità e chiarezza, e tale e tanta, che ne riportò il grande elogio di Cicerone, che, par- lando de’ Commentari di Cesare, dice che egli li lasciò, per- ché poi ci fosse stato chi potesse scriverne l’istoria: ma poi soggiunge : stultis gratum jacere potuìt, perché gli uomini dotti ed avveduti disperarono poterne scrivere una storia con quella limpidezza e eleganza, con cui Cesare scrisse li suoi Commentari. E Virgilio fu il solo tra i latini che non solamente so- stenne, ma ancora rivendicò la gloria del nome romano con- tro la superbia de’ disprezzanti greci, che solevan distinguersi da tutte le altre nazioni; e ciò con qualche ragione in rap- porto alla felicità della lor lingua. Il qual pregio li romani stessi, che chiamavano barbara la maestosa lingua latina quante volte volevano metterla al confronto della greca, con somma ingenuità confessarono; come, fra gli altri attestati, ve n’ è quello di Plauto nella comedia intitolata Asinaria, ove fa dire al Prologo, che l’autore di quella comedia era stato Demofìlo, poeta greco, e che M. Accio Plauto l’aveva tradotta in latino: Demophilus scripsit, Marcus vortit bar~ bare, cioè latine. Così, al contrario, di rimbalzo, li romani poterono rivendicare la gloria del loro nome con opporre a tutta la Grecia il solo Virgilio, ché tutta la Grecia non aveva prodotto un ingegno così stupendo e quasi divino, il quale feliciter audax era riuscito egualmente ammirabile in tutti tre li caratteri del dire, nel tenue ed umile nelle sue Buco- liche, nel florido ed ornato nelle Georgiche, nel grande e sublime nell’ Eneide: e Torquato Tasso ardì d’imitarlo e riuscì felice in due solamente: essendo costante in tutti li scrittori di qualunque genere sieno, che chi è riuscito in una 24