i6o STUDI VICHIANI bietto adeguato » della propria scienza b La grazia non è negata, di certo, ma dichiarata estranea alla ricerca vichiana. Se non che, e questa è l’importanza delle riflessioni spese dal Vico nella questione della grazia, il suo concetto della Provvidenza, nato da quello della grazia e spiccatosi da esso quando il Vico sentì il bisogno d’una grazia immanente, conserva sempre la primitiva impronta della dottrina della grazia, quale è propugnata dal Dechamps. In un corollario infatti della Dign. CIV («la consuetudine è simile al re.... ») che conferma 1’ Vili, l’autore torna a dedurne che « l’uomo non è ingiusto per natura assolutamente, ma per natura caduta e debole ». E soggiunge: E ’n conseguenza [questa Degnità] dimostra il primo principio della cristiana religione, eh’ è Adamo intiero, qual dovette nel- l'idea ottima essere stato criato da Dio. E quindi dimostra i catolici principii della grazia: che ella operi nell’uomo, ch’abbia la privazione, non la niegazione delle buone opere, e sì, ne abbia una potenza inefficace, e perciò sia efficace la grazia; che perciò non può stare senza il principio dell’arbitrio libero, il quale na- turalmente è da Dio aiutato con la di lui Provvedenza.... sulla quale la cristiana conviene con tutte l’altre religioni1 2. Dove la dottrina della grazia coincide perfettamente con quella che abbiamo vista difesa dal Kicardo, se si bada a quel principio dell’arbitrio libero, la cui necessità si tiene ad affermare accanto alla grazia efficace; ma dalla grazia si distingue la Provvidenza, non propria del Cri- stianesimo, bensì comune a tutte le religioni, e dal Vico concepita come la legge stessa di quel processo dal finito all’ infinito, che è per lui la vita dello spirito come unità 1 Mi attengo qui al testo del 1730, che è pili affine al pensiero del Diritto Universale, ponendo la giustizia termine medio tra Dio e l’arbitrio umano. 2 S. Ab2, ed. Nicolini, p. 164.