126 STUDI VICHIANI Critica, indagare i Principii metafisici della scienza della natura; una metafisica che, conforme allo spirito d’umile agnosticismo della religione 1, stia nei termini della geo- metria 1 2 3 ; e sia una geometria che renda pensabili i dati dell’esperienza, procurando di spiegare il mondo che è fuori della mente con quello che è dentro di essa, come pure avran pensato di fare i Pitagorici 3, quando dei nu- meri fecero il principio di tutte le cose. La fisica infatti ci dà corpi e moto. Ora, pensare quelli e questo non è possibile senza trascenderli: ché l’essenza del corpo, ciò che noi pensiamo dicendo corpo, non è niente di esteso e divisibile, come i corpi, bensì un che d’ ine- steso e indivisibile. Né l’essenza del movimento si muove; e dev’essere perciò posta di là dal moto. Ma, se il corpo realizza la propria essenza, questo è un inesteso che si estende; e se il moto realizza la sua essenza, questa non è neppure l’assoluta quiete, ma il principio del movi- mento in fieri. L’inesteso, essenza dell’esteso, è il punto, con cui infatti la geometria costruisce le linee, le figure e, in generale, l’esteso; e se l’esteso si muove, il suo principio sarà principio di movimento, oltre che di estensione : conato. Il punto metafisico (che è lo stesso concetto del punto geometrico, non come defini- zione nominale, ma reale) e il conato sono i due concetti che, secondo il Vico, rendono intelligibile la fisica quale apparisce alla mente umana. Ma la metafisica non può andar oltre, e dire come e perché la sostanza inestesa, unica, infinita col suo sforzo 1 «Christianae fidei commodam»: De antiq., conci. 2 « Et ea ratione geometria a metaphysica suum verum accipit, et acceptum in ipsam metaphysicam refundit»: De antiq., IV, 2, in Opere, I. 157- 3 «Nec.... cum de naturae rebus per numeros disseruerunt, naturam vere ex numeris constare arbitrati sunt: sed mundum, extra quem essent, explicare per mundum, quem intra se continerent, studuerunt »: O. c., in Opere, I, 154.