II. LA PRIMA FASE DELLA FILOSOFIA VICHIANA 99 qualsiasi accenno politico. E, nell’un caso o nell’altro, si giunge sempre al risultato, che la stesura definitiva è diversa dal testo primitivo. « Comprendo io pel primo che questi dati di fatto sono ancor troppo poca cosa perché possan già far configurare diversamente la cronologia (che in questo caso è storia) del pensiero vichiano. E non mancherò certo, nelle mie future postille all ’Autobiografia, di allargare e approfondire 1’ indagine. Ma, in fin dei conti, nes- suno potrà sconvenire che la sicurezza, che finora avevamo tutti, che al neoplatonismo il V. passasse per lo meno fin dal 1699 (data della prima Orazione) comincia a essere alquanto scossa. E cor- relativamente comincia a delinearsi la possibilità che codesto passaggio, almeno in forma decisiva, avvenisse soltanto nel 1708 o 1709, cioè quasi alla vigilia del giorno in cui, col De antiquis- sima (1710), il V. spiegherà risolutamente la bandiera anticarte- siana. Neoplatonismo e anticartesianismo, insomma, potrebbero nel V. esser coevi o quasi : come quasi coevi, del resto, li dice l’Autobiografia, salvo ad anticipare al 1686-95, e ad asserir già bell'e compiuto nel 1695, un atteggiamento spirituale, che forse in lui non cominciò a prender consistenza se non molti anni dopo. Che se poi questi miei dubbi assurgessero un giorno a certezza, sarebbe molto interessante indagare se e in qual misura il neo- platonismo del V. venisse determinato dalle sue lunghe e appas- sionate conversazioni filosofiche con Paolo Mattia Doria, ricor- date dal V. medesimo nel prologo del De antiquissima e nel- l’Autobiografia ».