II. LA PRIMA FASE DELLA FILOSOFIA VICHIANA 97 di mitologia, di estetica e di critica letteraria, * canoni ’ affatto diversi e talora diametralmente opposti a quelli ch’egli medesimo aveva posti pochi mesi prima. Per contrario, le Orazioni inau- gurali, sebben tra la prima e la sesta intercedano ben otto anni (1699-1707), esibiscono non un pensiero in continua gestazione e dall’una all’altra Orazione sempre più progredito, ma un pen- siero già bell’e formato e, sia pur provvisoriamente, consolidato. L’una illustra l’altra; tutte si compiono a vicenda; nella sesta si riprende, con altri sviluppi, ma senza alcun mutamento fon- damentale, il motivo centrale della prima: tutte sei, insomma, col De studiorum ratione, che dell’edifìcio è il magnifico corona- mento, formano, come il V. voleva che formassero, un blocco solo, un tutto armonico. Salvo dunque a supporre che il dinami- cissimo V. del 1720-44 fosse invece nel 1699-1709 il più statico dei filosofi e degli scrittori, è da ritenere che, allorché nel 1709 o nel 1710 egli si risolse a riunire tutte le sette Orazioni (De stu- diorum ratione compreso) nel De studiorum finibus naturae huma- nae convenientibus, introducesse, sopra tutto nelle più antiche, mutamenti così profondi da farle sembrar tutte scritte in un momento solo. O, per dir la medesima cosa con altre parole, le sette Orazioni non sono sette documenti di sette momenti diversi del pensiero del V., ma un documento unico d’un momento solo, naturalmente, l’ultimo (1709 o 1710). « 2) Non mancano indizi che il V. allestisse il testo definitivo delle Orazioni inaugurali, non voglio dire senza guardar nemmeno la stesura primitiva, ma tenendo di questa un conto molto re- lativo. Nel testo recitato via via all’ Università (1699, 1700, ecc. ecc.) era materialmente impossibile che il V. sbagliasse le date delle singole Orazioni. Invece curiosissimi errori del genere si trovano nella stesura definitiva e nel riassunto che il V. stesso ne die’ poi nelVAutobiografia. Ho già fatto osservare che la terza Orazione ( ' terza ', sempre che le Orazioni furono recitate ef- fettivamente nell’ordine dal V. e questi non introdusse anche, nella stesura definitiva, qualche inversione), che la terza Ora- zione, dicevo, fu pronunziata il 18 ottobre, non del 1701, secondo afferma il V., ma del 1702. E molto maggiori, e più aggrovi- gliate, sono le incongruenze cronologiche che si osservano nella quarta Orazione, alla quale, così nel testo definitivo come nel- l’Autobiografia, il V. assegna la data del 18 ottobre 1704. « a) A principio di essa si dice che, nei due precedenti anni scolastici, non c'era stata all’ Università alcuna Orazione inau- gurale. E, nemmeno a farlo apposta, ce n’era stata una all’ inizio