II. LA PRIMA FASE DELLA FILOSOFIA VICHIANA 93 spiegando ottimamente perché le prime sei Orazioni il Vico non avesse più pubblicate, e in qual senso rifiutasse tutte le opere anteriori alla Scienza Nuova seconda; quantunque troppo forse egli si giovi delle tardive illustrazioni e dichiarazioni fe\YAuto- biografia per accertare l’originario significato dei primissimi scritti. Tutte le sette Orazioni inaugurali sono considerate stretta- mente connesse tra loro e tutte destinate a preparare la tratta- zione del De uno con la discussione di tutti i problemi critici o introduttivi: e andrebbero divise in tre gruppi, distribuendo le prime sei dal Vico lasciate inedite in due trilogie (come le vuol denominate il Donati) : l’una sul fondamento della sapienza, e l’altra sulla destinazione di questa. Alle quali trilogie seguirebbe da ultimo, a modo di conclusione, 1’ Orazione sul metodo. E poiché il fondamento della sapienza, ossia dello svolgimento dell’attività razionale conoscitiva dello spirito, consiste nella natura dello spirito considerata dal Vico non come astratta unità isolata, ma, unità del molteplice, e quindi individualità che ha la sua con- cretezza nella storia, nelle attinenze sociali e nella vita comune, dalla prima trilogia è ovvio il passaggio logico alla seconda, de- stinata a illustrare i fini della scienza desunti dalla vita, e a mo- strare nella scienza stessa uno strumento per l’azione e il principio della retta volontà. Onde entrambe le trilogie si possono a ragione considerare una preparazione analitica di quella sintesi, che è rappresentata dall’ Orazione sul metodo del 1708, e che il Vico nella sua Autobiografia dice come «un abbozzo dell’opera che poi lavorò: De universi iuris uno principio ecc., di cui è appendice l’altra De constantia iurisprudentis ». La esposizione che ne fa il Donati in correlazione col De uno è meritevole d’ogni lode: precisa, netta, chiara e rigorosa, in modo da riuscire una illustrazione efficacissima dell’ordine di pensieri adombrati dal filosofo napoletano nella forma alquanto rettorica di quegli antichi suoi tentativi. Ma, né mi pare che ne venga un risultato nuovo per gli studi intorno alla formazione della filosofia vichiana; né che riesca sufficientemente dimostrata la tesi finale dell’autore, circa l’autonomia del Diritto Universale, come trattazione speciale di filosofia del diritto, e conclusiva d’un periodo d’ indagini filosofico-giuridiche, dalla Scienza Nuova, come quadro più vasto, a cui il problema del diritto si sarebbe esteso dopo il De uno. In un punto il Donati accenna ad una interpretazione della Orazione del 1699 diversa da quella data da me. Egli ritiene che le dichiarazioni del Vico in quella Orazione circa la potenza crea- 7