92 STUDI VICHIANI ha perfettamente ragione nella Scienza Nuova di ripetere quel che è lo scetticismo del De antiquissima, e però di conservare la metafisica che non è nostra (di quel mondo naturale, di cui Dio solo ha la scienza)1 insieme con la nostra metafisica. Le due vedute, le due opere vicinane, V integrano a vicenda. Il che vuol dire che a fondamento del processo dalla natura a Dio della Scienza Nuova rimane sempre pel Vico un processo da Dio alla natura, un descenso platonico, che spiega così la tendenza vichiana al panteismo e all’ immanenza e però al soggettivismo e alla metafisica della mente, come la tendenza, anch’essa incontestabilmente vichiana, al teismo e alla trascendenza, e però al platonismo e alla metafisica dell’essere. La luce è anche in Vico cinta da un emisfero di tenebre. NOTA Un valente studioso, il prof. Benvenuto Donati, ha nel 1915 pubblicato (negli Annali della Fac. di Giurispr. della Univ. di Perugia, voi. XXX) un’ importante memoria sui Prolegomeni della filosofia giuridica del Vico attraverso le Orazioni inaugurali dal iógg al 1708. Dove è indagato con molta sagacia lo svolgi- mento del pensiero vichiano attraverso le Orazioni inaugurali, compresa quella del 1708 De nostri temporis studiorum ratione ; e ciò in relazione col Diritto Universale. E si vuol mostrare come a grado a grado si venissero svolgendo i germi che giunsero a dare i loro frutti maturi nel De uno. E non si può non congratularsi di questa nuova analisi dei primi scritti del Vico, che fino a pochi anni fa solevano passare quasi inosservati: poiché il Donati mette nella più chiara luce gli addentellati che in essi hanno taluni dei con- cetti principali del periodo posteriore della speculazione vichiana, 1 « Dee recar meraviglia come tutti i filosofi seriosamente si studia- rono di conseguire la scienza di questo mondo naturale, del quale perché Iddio egli il fece, esso solo ne ha la scienza » (p. 173).