74 STUDI VICHIANI cesso: onde la metafisica diviene un’etica, ma un’etica che è una metafisica: un’etica naturalistica, come quella di Bruno e di Spinoza, dove l’uomo non può trovare la sua libertà perché è un modo della sostanza. Se il Vico fosse rimasto a questo punto, in cui Deus opera^ur e l’uomo non può se non intelligere quel che fa Dio, al concetto della storia, di un mondo creato dall’uomo, non sarebbe mai pervenuto. Ma egli ora va ricercando come V intelligere umano possa essere un operari di Dio; unità di contrari, senza di cui la storia della Scienza Nuova non sarebbe nata nemmeno L IV. La terza Orazione (che il Vico dice recitata il 18 ot- tobre 1701, che è, a dir vero, dell’anno successivo) 3 ri- prende la concezione dell’etica adombrata nella precedente, mantenendo l’opposizione dualistica di natura e uomo, ragione e senso, virtù, e passioni, e quindi il concetto della libertà come prerogativa fatale dell’uomo, prima origine di tutti i suoi vizi; onde tutto il male che fa l’uomo, lo fa lui, e tutto il bene, in fondo, lo fa Dio. È rafforzata l’opposizione tra la necessità naturale e la libertà umana coi colori presso a poco di cui s’era servito, come s' è 1 2 1 Pel tema di questa Orazione cfr. il De uno, c. XXX, e la nota del Ferrari a q. 1. in Opere'1, III, 25. I concetti stoici dell’ Orazione ri- compaiono nello stesso De uno, cc. XII-XXXVIII. 2 [Infatti nel 1701, causa la cosi detta rivoluzione del principe di Macchia, lo Studio napoletano si riaprì, non secondo la tradizione, il giorno di San Luca (18 ottobre), bensì, senza alcuna cerimonia inau- gurale, il io novembre. Inoltre, in certi Giornali inediti di Antonio Bulifon {amico del V.), alla data del 18 ottobre 1702, è detto che, nella riapertura degli Studi avvenuta in quel giorno, « il signore Gio- vanni de Vico fe’ una erudita orazione come lettore di rettorica » (Co- municazione di F. Nicolini, al cui lavoro rimando per una più precisa documentazione)].