II. LA PRIMA FASE DELLA FILOSOFIA VICHIANA 57 non possumus r. 0 altrimenti : la scienza è aver cogni- zione di quella causa che per produrre l’ef- fetto non ha bisogno di cosa fore- stiera* 3: onde « il criterio di avere scienza di una cosa è il mandarla ad effetto; e che il pruovare della causa sia il farla; e questo essere assolutamente vero, perché si con- verte col fatto, e la cognizione di esso e la operazione è una cosa istessa »3. Il Vico avverte che egli non rifiuta perciò « l’analisi con la quale il Cartesio perviene al suo primo vero ». Sarebbe cioè ancora disposto a farla sua, come nella Orazione del 1699. « Io l’appruovo e l’ap- pruovo tanto, che dico anche i Sosi di Plauto, posti in dubbio di ogni cosa da Mercurio, come da un genio fal- lace, acquetarsi a quello sed quom cogito, equidem sum. Ma dico che quel cogito è segno indubbitato del mio essere ; ma, non essendo cagion del mio essere, non m'in- duce scienza dell’essere » 4. 2) Il vero processo per Vico è quest’altro: Quid in me cogitat; ergo est: in cogitatione autem nullam corporis ideam agnosco ; id igitur quod in me cogitat, est purissima mens, nempe Deus. Perciò egli, approvando l’analisi car- tesiana, può illustrare il significato del cogito, dicendo che questo cogito non è causa, ma signum dell’asse: « Nisi forte mens humana ita sit comparata, ut cum ex rebus, de quibus omnino dubitare non possit, ad Dei Opt. Max. cognitionem pervenerit, postquam eum norit, falsa agnoscat vel ea, quae omnino habebat indubia. Ac proinde ex genere omnes ideae de rebus creatis prae idea summi Numinis quodammodo falsae sint, quia de rebus sunt, quae ad Deum relatae non esse ex vero videntur: de uno 1 Opere, I, 139. 3 Prima risp., II e III in fine; Sec. risp§ IV. 3 Sec. risp., § IV: Opere, I, 258. 4 Prima risp., II; cfr. De ant., c. I, § 3.