34 STUDI VICHIANI com’egli, confondendo in uno Zenone d’ Elea con quello di Cizio, userà dire, zenonistica I: che è vero e proprio panteismo. E quell’opposizione, se dapprima potrà dar luogo allo scetticismo della metafisica vichiana, più tardi renderà possibile la profonda concezione — che è la sco- perta di Vico — della scienza del mondo umano, o, com’ è stato detto, della metafisica della mente. Giacché, una volta ammesso il concetto neoplatonico, svolto anch'esso dal Ficino 1 2, che Deus omnia agit et servat, et in omnibus omnia operatur, poiché causae rerum sequentes Deum nihil agunt absque virtute actioneque divina, Dio, immanente nell’operare di una natura esterna a noi, sarà fuori di noi (onde la nostra conoscenza della natura non potrà aver verità) ; ma Dio immanente nella volontà umana sarà 1 Nell’ Autobiografia, nel De antiquissima, nella Sec. risposta al Giorn. d. letterati il Vico parla indifferentemente di Zenone e della sua scuola (de Zenone eiusque secta, Zenonii) e di Zenone e degli stoici, mostrando perciò di unificare i due Zenoni. E Z-yjvóvEioi in Diog. L., VII, 5 son detti gli stoici. La dottrina di Zenone, che Vico dice ma- lamente riportata e combattuta da Aristotele (nel VI della Fisica), è la celebre aporia dell’ Eleate intorno alla molteplicità, dove si arresta la divisione del continuo a quel minimo, che egli poi dimostra non potersi insieme non concepire come massimo. Ma la ricostruzione che il Vico stesso nella Sec. risposta § 4 dà della sua interpretazione dei punti metafisici (che parrebbero questi minimi), risalendo ai numeri zenoniani-pitagorici, è fantastica. Realmente egli aveva contaminato il concetto dell’ Eleate con la dottrina stoica, ed il dinamismo del De antiquissima è di origine stoica. Si chiamino punti metafisici i Xóyot CT7T£p(i.aTi.xo(, e la metafisica di Vico avrà la sua base nello stoicismo. Con la cui 7ipóvoia, quale si ritrova nei neoplatonici, da Plotino (Enn. Ili, 2, 3) a Ficino (T/t. pi. II, 13), dovrebbe pure essere messa in relazione la Provvidenza della Scienza Nuova. Ma non mi par dubbio che al Vico lo stoicismo perviene attraverso i neoplatonici. E mi par degno di nota che la polemica vichiana contro il concetto della divi- sione all’ infinito opposto da Aristotele a Zenone (De ant. c. IV, § 2) si riscontra puntualmente con quella che contro lo stesso concetto aveva rivolta fin dal 1591 il Bruno nel De triplici minimo, I, 6-8: in cui può parere che si ripiglino gli argomenti lucreziani in favore dell’atomo, ma in realtà, come in Vico, si trasforma l’atomo in conato, o operazione dell’anima del mondo (v. Gentile, G. Bruno e il pensiero del Rinasci- mento, pp. 223-4). Le radici delle due filosofie, bruniana e vichiana, si toccano e s’intrecciano. 2 Theol. piai., II, 7.