234 JII. IL CARATTERE DELLA FILOSOFIA ITALIANA zione, egli avvolge e ricinge lo spirito entro fasce e fasce di distinzioni sottili tra il soggetto puramente umano, ancorché illustrato dal lume divino, e Dio, l’essere reale assoluto che reca in sé il segreto della nostra felicità, perché è tutto ciò che il cuore o l’intelletto possa deside- rare. Ma Gioberti, il grande Gioberti, la cui anima giova- nile si accostò e s’accese al fuoco della apostolica fede mazziniana, dell’Ezechiello immortale della nuova Italia, Gioberti strappò le fasce; e non volendo neppur gettare da un canto il cattolicismo, a cui vide abbarbicati gli spiriti italiani, non lo credette tuttavia capace di sopravvi- vere senza riformarsi ; e riformarsi nel trionfo dell’assoluta libertà dello spirito, divenuto pienamente consapevole della sua infinita natura e potenza. E l’Italia non dimenti- cherà che ai primi fremiti, onde si riscosse la sua coscienza nazionale per affermarsi in campo giovenilmente audace contro il suo oppressore, essa si trovò e ritenne giober- tiana; né dimenticherà che, dopo la prima prova fallita, ma non indarno tentata, se è vero che porre un problema è avviarne la soluzione, nel glorioso decennio privilegiato del genio prudente e audace del Cavour, il suo programma, come in un libro di profezie, era tutto segnato nell’ultima opera del suo maestro del ’48, il più grande excubitor inge- niorum che il nostro paese abbia avuto. Signori, Quel programma non è esaurito; poiché per decenni e decenni giacque negletto e quasi dimenticato, mentre questa Italia, che s’era politicamente abbozzata, sarebbesi do- vuta formare interiormente nel pensiero e nella volontà di grande popolo, che ha dietro a sé una storia splendida di energie umane, ancorché incomposte e prive di quella comune e salda disciplina statale, che é condizione d'ogni