II. BERNARDINO TEI.ES IO l8i oscillazioni che intorbidano qua e là la sua vista, e che hanno impedito a’ suoi critici, da Bacone in poi, di scor- gere l’intima coerenza della sua filosofìa. Il disegno suo era grandioso, poiché col suo nuovo intuito doveva ripercorrere tutto l’universo, armeggiando contro Aristotele, che, in persona de’ suoi pedanti fanatici e petulanti seguaci, 1’incalzava sempre alle spalle. Qual meraviglia che qua e là tentenni, e gli tremi il polso? Qual meraviglia, innanzi tutto, che egli non si fermi a definire con sufficiente chiarezza la logica del proprio pensiero, quella logica che nel suo pensiero c’era, e di cui sì serviva infatti nella polemica contro Aristotele? Il me- desimo per l’appunto accadde, ripeto, al Vico; e più o meno è accaduto in ogni tempo a tutti i filosofi. In ciò il difetto maggiore della filosofia telesiana; talché vi accade di sorprenderla talvolta irresoluta innanzi a questioni, la cui soluzione è data irrefutabilmente dal reale prin- cipio di essa. Mi si consenta un esempio. Tutte le cose sentono o no? Per Campanella, che, come ogni continuatore, è più gover- nato dalla logica del sistema che sviluppa, non c’è dubbio. Nel De rerum natura di Telesio, invece, ci sono luoghi in cui, spuntata la questione più determinata, se il caldo e il freddo sentano, ora si dice che bisogna manifestamente attribuire il senso ad entrambi, ed ora che bisogna attri- buirlo almeno a imo dei due 1. Gli faceva intoppo infatti la difficoltà che il senso è moto dello spirito, ossia della sostanza più attenuata dal caldo: sì che se il senso 1 Vedi De ver. nat., I, 6: dove, dopo aver ripetutamente asserito che il senso è necessario al caldo e al freddo, conchiude: « Xec vero, nisi caloris frigorisque, aut alterius saltem, itaque caeli terraeque, aut alterius, proprius sit sensus, animalibus, quae ab ipsis consti- tuta sunt, insit ullus: qui enim, quae nec caelo nec terrae, iis quae a caelo terraque fiunt, indi queat facultas? » (ed. Spampanato, p. 27). Ma nell’ed. 1570 (I, 34) aveva sostenuto «sentiendi facultatem naturae agenti utrique traditam esse, et in ea sola caelo terram convenire : at exquisitiorem omnino eam calori tributam esse ».