II. BERNARDINO TERESIO in¬ celilo continua bensì, almeno nelle grandi edizioni di tutti i suoi scritti voltati in latino e commentati in uso delle tante scuole dove rimaneva sempre il solo testo di studio, continua egli a godere il titolo pomposo di princeps philo¬ sophorum', e la Chiesa cattolica a lui, come a patrono invincibile della sua dottrina, valido alla repressione di ogni libero tentativo di riscossa, si tiene sempre strettis¬ sima; talché ancora nel 1615 Federico Cesi badava ad avvertire il suo grande Galileo che a Roma « li contrari ad Aristotele sono odiatissimi 1 ». Ma lungo tutto il secolo è una polemica incessante prima contro gli aristotelici, e poi contro Aristotele, preparatrice del rinnovamento baconiano. Ricorderò Mario Nizzoli (1488-1566), il quale nel suo Ant-ìbarbarus philosophicus (1553) non dubita di affermare che chi si mette sulle orme di Aristotele, non potrà mai nec recte philosophari nec perfecte veritatem invenire. Racco¬ manda sì la lettura delle opere aristoteliche : ma cimi dili¬ genti consideratione atque indicio. Ne pregia alcune; ma nella maggior parte della Fisica, in non pochi punti della Metafisica e in tutta la Logica trova dottrine false, o inu¬ tili, e perfìn ridicole. Ad Aristotele, secondo il Nizzoli, si può applicare il proverbio: Ubi bene, nihil melius: ubi male, nihil peius 2 3. Insomma, in tutte le sue critiche contro Aristotele uno studioso inglese di Bacone 3 può notare quell’impazienza e quell’asprezza, che son solite negli scritti del Cancelliere inglese. E basti vedere le due avver¬ tenze, che il Nizzoli, alla fine del suo libro, propone a chi voglia rettamente filosofare, di mandare a mente. La se¬ conda delle quali, nello stesso latino delVAntibarbaro, suona: Quamdiu in scholis philosophorum regnabit Aristo- 1 Opere di G. Galilei, ed naz., XII, 130. 2 Antìbarb., ed. Leibniz, Francoforte, 1674, pp. 2, 5, ó. 3 II Fowler nell’Introd. alla sua edizione del Nov. Ovganum, Oxford, 1889, p. 8r.