II. KKKXARDINO TE'IJESIO 1 -17 ziale filosofia del l'epoca: la filosofia della trascendenza e dell’intellettualismo. E non occorre avvertire che, se non trovano più i maestri di questa filosofia, ciò avviene perché muovono da una situazione spirituale affatto nuova, che fa di questo ritorno all’antico, che avviene nel Quattro- cento, qualcosa di radicalmente diverso non solo dalla primitiva elìenizzazione del cristianesimo nel periodo alessandrino, ma anche, e sopra tutto, da quel primo ritorno alle fonti greche del sapere, che era già avvenuto nel sec. xiii, nel tempo stesso di Tommaso d’Aquino. Marsilio Ficino e Pico della Mirandola, in cui culmina la direzione piatonizzante, sono platonici, eppure profonda- mente cristiani; e un’aura di mistica religiosità pervade il loro pensiero, che vede c sente Dio per tutto, e somma- mente nell’anima umana. E ispirandosi ai Neoplatonici piuttosto che a Platone, più della trascendenza, che non possono negare, accentuano l’immanenza del divino nella realtà naturale e aspirante a ritornare all’Uno da cui trae la sua origine. E aprono la via a Leone Ebreo e a Gior- dano Bruno. Pietro Poniponazzi, il maggiore aristotelico, fiorito al principio del sec. xvi dal movimento filologico sui testi di Aristotele del secolo antecedente, scopre un Aristotele, che non è più quello dei tomisti, né quello degli averroisti : un Aristotele, che, a poco per volta (secondo apparisce dai vari gradi attraversati dalla speculazione stessa del Pomponazzi), perviene alla dimostrazione di questa tesi gravissima: che la materia si possa sollevare da sé fino all’intelligenza, senza il sussidio deirintelletto separato; e che l’anima umana, ultimo risultato perciò del processo della natura, possa compiere in questo mondo, con le sue forze, tutta la sua missione, che è principalmente il ben fare, la virtù; e che tutti poi i fatti della natura debbano pel filosofo spiegarsi meccanicamente, per le loro cause: un Aristotele, insomma, per cui quel che rimane di tra-