li. BERNARDINO TERESIO T 14 fetti della sua polemica, caccia di nido la scolastica. Restano le scuole dei frati; come restano anche oggi. Si continua a filosofare all’antica; ma è una filosofia morta, allora come ora: non c’è più un Tommaso d’Aquino, né un Duna Scoto. Comincia l’èra dei commentatori, che fossilizzano per conto loro lo spirito, che è vita sempre nuova. E la vita è negli umanisti. Quindi il lato positivo del loro valore storico. L’Umane- simo è filologia; ma filologia seria, che rivive il mondo umano che vuol conoscere: lo rivive nella fantasia e nel pensiero, ma con una fantasia e con un pensiero, che s’estraniano dal mondo circostante e si chiudono in se stessi. Gli umanisti perciò, rifacendosi antichi nel mondo degli studi in cui si ritirano, possono acconciarsi alle forme della vita esteriore, a cui non attribuiscono nessun valore. Tutta la vita reale e storica non tocca l’animo loro: è qualcosa di indifferente, che si può quindi accettare qual è, senza critica di sorta. L’uomo, ora per la prima volta, si spezza in due, con una scissura, che, quando sarà passato questo periodo necessario di liberazione dal Medio Evo, non si instaurerà a un tratto; e in Italia, che fu la patria degli umanisti, ossia dei primi maestri, dei primi risvegliatoli, dell’Europa moderna, resterà tristo legato di quell’epoca gloriosa, piaga secolare del nostro carattere spirituale, e forse il simbolo più significativo della nostra decadenza 1. L’umanista è il primo letterato dell’età moderna : il letterato, il cui mondo vero è quello degli studi, e quel- l’altro, in cui pur vive come uomo che ha famiglia e inte- ressi sociali, non è il suo mondo; il letterato insomma che non è uomo. Tale il Petrarca, i cui sdegni contro l’avara Babilonia e il saluto augurale ed ammonitore allo 1 Su questo significato della filologia del nostro Umanesimo nel sec. XV cfr. la mia Storia cit., lib. II, cap. II.