104 I. I PROBLEMI DELLA SCOLASTICA differenza specifica, e poi dividete idealmente il subbietto materiale da questa qualità caratteristica, allora quel- l’essere non vi apparirà più nella sua inescogitabile astrat- tezza, perché fornito tuttavia di tutte le sue qualità generiche; ma queste gii manterranno il carattere di pura materia aspettante ancora l’atto realizzatore della forma, che è la natura sua; e, rispetto a questa, l’essere rimarrà qualcosa ancora meramente potenziale e anteriore alla realtà effettuale. La natura perciò ad Aristotele potrà rappresentarsi come una gerarchia di forme, o una serie di gradi, ciascuno dei quali per sé è atto o materia già formata, ma semplice potenza rispetto al grado supe- riore. E nella natura c’è l’uomo che, come tutti gli altri esseri della natura, è materia ed è forma. La sua forma specifica è ragione, o intelletto, come i nostri scolastici tradussero il vouc aristotelico, àia questa forma presuppone il senso; e questo presuppone la vita organica o vegetativa; come questo, a sua volta, presuppone il movimento. E l’uomo non può esser ragione, senz’essere meccanismo, organismo e senso: senza assumere in sé tutti i gradi inferiori della natura e riprodurre in un microcosmo tutta la vita del macrocosmo. 4. Orbene, le forme delle cose sensibili, essendo for- me del senso, sono fine del senso: il quale, essendone in privazione, portato com’ è dalla sua stessa natura a compiere la propria realtà, è attirato verso di quelle; e come senso veramente si attua in quanto accoglie in sé, per la disposizione prossima conferitagli dallo sviluppo della vita vegetativa, coteste forme. Le quali, diventate pertanto passioni del senso, non sono lasciate li, quasi accadimenti fisici che si compiano in se stessi: perché, secondo Aristotele, il senso non può essere senso della cosa {immateriale, beninteso) senza essere senso di se