C)6 r. i PROBLEMI DELLA SCOLASTICA trascendentale di Kant è in un mondo incommensurabile con quello empirico delle contingenze. Laddove per Tom- maso d’Aquino la forma pura sta sullo stesso piano, benché al limite, delle forme conosciute attraverso l’espe- rienza, che son forme ideali. Vero è che, data la logica aristotelica del rapporto tra materia e forma, non era possibile raggiungere speculati- vamente, nel tempo o fuori del tempo, un Dio non creante, una forma che dovesse generare dal proprio seno il mondo. Quindi la creazione, che può concepire Tommaso, è eterna. Eterno perciò il mondo: che è come dire un mondo, al quale è essenziale l’essere, e la dipendenza da Dio è vo- luta, non pensata. La contingenza diventa necessità, e Dio, motore estrinseco del mondo, vien meno. E 1’ inten- dimento dell'opera del creatore non lascia più intendere il creatore. Sì che la vera conclusione di Tommaso, da ultimo, è non il credo ut intelligam; ma: non credo ut ìntelligam, o non intelligo ut credam. E però quando Virgilio, ombra silenziosa e quasi inavvertita, ha seguito Dante per la « selva antica » del paradiso terrestre, e con lui risalito il corso del Lete, e con lui ammirata, « con vista carca di stupor non meno », la mistica processione rappresentante il trionfo della Chiesa; quando Dante è al cospetto della sapienza che è impartita dalle tre sante virtù, — Sopra candido vel cinta d’oliva Donna m’apparve, sotto verde manto, Vestita di color di fiamma viva, — di Beatrice, 1’ « alta virtù », la potenza rivelatrice della verità superiore e datrice deirultima salute: allora Dante si volge a sinistra a cercar di Virgilio: Ma Virgilio n’avea lasciati scemi Di sé, Virgilio, dolcissimo padre, Virgilio, a cui per mia salute die’ mi.