III. DIO E IL MONDO Si intelligenza naturale, per toccare in Dio il proprio valore o la radice stessa dell’esser proprio. Oui si dovevano concentrare gli sforzi maggiori per far della fede una filosofia: questo era, lo vedessero o non lo vedessero chiaramente cotesti pensatori, il problema capitale della loro speculazione: perché, creduto Dio, con Dio è dato tutto, e la scienza non ha nessun problema da risolvere; e se non si contenta delYasylum ignorantiae spinoziano, deve, senz’altro, rinunziare a se stessa. Se si deve comin- ciare dimostrando Dio, o l’argomento ontologico o un altro argomento urterà sempre nella difficoltà di sant’An- seimo : può un argomento intellettuale attingere altro che una realtà intellettuale ? Tutti questi pensatori cer- cano Dio — e chi non cerca Dio ? e movono da un concetto del proprio pensiero, per cui Dio che ne è fuori non si vede come possa raggiungersi. Par loro sempre di raggiungerlo; ma basta pongano mente alla radicale oppo- sizione dell’ intelletto e del reale, perché subito Dio si dilegui, lasciando dietro a sé soltanto un’ idea o un’ombra. Questa è veramente la più grande battaglia combattuta, e perduta, dalla filosofia scolastica. 8. Ma convien distinguere due correnti nella filosofia scolastica: una delle quali risale per una tradizione com- patta ad Agostino, e attraverso di lui a Platone; una, più schiettamente aristotelica, a capo della quale sta il nostro Aquinate. La prima si avvantaggia sulla seconda, in questa questione fondamentale della dimostrazione della esistenza di Dio, per la stessa misticità o irrazionalità prevalente nella sua gnoseologia: misticità o irrazionalità che ne costituisce per altro un titolo di notevole inferiorità. La gnoseologia platonica presenta questo capitale di- vario dall’aristotelica : che per essa la cognizione vera (delle idee) è innata, non si desume dall’esperienza; lad- dove per questa la cognizione vera (delle forme) è una 6. —• Gentile. 7 problemi della scolastica.