Ili. DIO 13 IL MONDO 79 per definizione è un pensiero che non ha ragione di muo- versi o svolgersi; e ogni movimento o svolgimento in esso è apparente. Il sillogismo è nella sua premessa mag- giore; il giudizio nel soggetto. La molteplicità e l’aumento o sviluppo è nelle parole: il pensiero è uno, e sempre quello, non suscettibile di diminuzione, ma né anche di aumento. Pensiero analitico, si sa, è pensiero identico, che per noi moderni, — dopo il Novnm organimi, ma sopra tutto dopo la Logica trascendentale, per cui pensare è giudicare, sempre, e giudizio è sintesi, — è una vera contraddictio in adiecio. 7. Ma, concepito il pensiero a quel modo, non si può fare colpa ad Anseimo di premettere una maggiore che contiene la conclusione. Era la logica di quella filosofìa, che o afferrava tutta la verità d’un tratto, per acquetarvisi o rigirarvisi dentro con un certo moto solo apparente, o non la raggiungeva più: di quella filosofia, in altri termini, che non poteva far altro che credere, comecché tentasse e facesse ogni suo sforzo per intendere. Il valore storico dell’argomento ontologico è proprio questo, di un’ener- gica quanto ingenua affermazione della logica immanente nella filosofia medievale, del tutto analoga a quella per cui Platone, per esempio, aveva per primo posto le idee innate. E se questa affermazione s’infrange nella satira di Gaunilone, si badi che l’oppositore non ha una filo- sofia diversa, e una più moderna logica: soltanto che a lui manca la genialità coraggiosa di chi trae all’espressione culminante gli errori che serpeggiano nel pensiero comune. Il principio da cui egli muove è quel dualismo di esse in intellectu ed esse in re, il quale non ammette altra logica che quella della verità in sé, che è per l’appunto la medesima della prova ontologica. La quale prova ontologica, rimessa a nuovo nell’età moderna da Cartesio, appena questi ebbe smarrito il filo