II. LA VERITÀ 65 L’oggettività tomistica, come proprietà di ciò che è obiectum intellectui, è soggettività: e questo è il suo pregio; ma lascia dietro a sé l’essere per sé, non obbiettivo: lascia le cose, lascia l’intelletto creatore: una verità, un mondo, con cui volentieri si baratterebbe, potendo, la nostra verità. Oltre il Dio nostro, che è dentro di noi, c’è un altro Dio ; e questo è il vero. E quindi noi con tutta la serietà della nostra attività spirituale non partecipiamo alle teogonia. Tale il difetto a parte obice ti della verità tomistica. Ce n’è un altro, strettamente subordinato al primo, ma distinto in quanto risponde a una limitazione esplicita del sistema tomistico. E questo a parte subiecti. Non solo la verità nostra, come quella di Kant, non è la verità assoluta; ma per Kant la verità nostra è nostra; e per Tommaso, in fondo, non è propriamente nostra. Perché a fondamento di tutti i giudizi dell’ intelletto, che tolgono la loro materia dal senso e però sono una produzione di esso intelletto, anch’egli pone, e deve porre con Aristotele, quei principii, che sono anch’essi giudizi, ma di tale iden- tità tra i termini da assomigliare all’unità indistinta degl’ incomplessi còlti nell’apprensione. Per esempio, che il tutto è maggiore della parte, e simili. Come giudizi, i principii sono veri ; ma di una verità più certa della verità di tutti gli altri giudizi, e presupposta dalla verità di tutti gli altri. Questi principii richiesti a giudicare degli incomplessi fornitici dall’esperienza, non possono essere un prodotto degli stessi giudizi occasionati dall'esperienza. Sono l’antecedente necessario della stessa attività dell’ in- telletto agente. Donde dunque la loro verità, se la verità di cui s’è parlato era conseguenza dell’esercizio dell’ in- telletto ? Anche Tommaso, come Bonaventura, è costretto qui a trascendere semet ipsum. L’intelletto per la luce di queste fondamentali verità, onde poi rilucono tutte le altre, 5. — Gentile. I problemi della, scolastica.