20 I, I PROBLEMI DELLA SCOLASTICA trionfalmente, con intera coscienza della importanza sto- rica della novità. 11 programma dantesco, anche per questa parte, è nel Convivio. Si leggano i capitoli 5-13 del primo trattato, dove l’Alighieri dice perché scrive in volgare il suo commento: e vi si vedrà esplicito il proposito di creare un nuovo, serio, alto contenuto alla letteratura già sorta fuori delle scuole ; e di trarre pertanto dal chiuso di queste la scienza. Che fu tale novità che, al primo tratto, nel Convivio, Dante dubitò non fosse inopportuno questo suo scrivere di così alte materie in volgare; e si chiese se c’era quella « evidente ragione, che partir faccia l'uomo da quello che per gli altri è stato servato lungamente >>; e si scusò lun- gamente del suo ardire adducendo « lo naturale amore della propria loquela » (oh la nostalgia del tempo felice nella miseria ! del tempo in cui egli veniva trattando ad ora ad ora la sua loquela col cesello dell’arte !). Egli era geloso del suo volgare; e nel Convivio aveva preferito lui maneggiarlo, anzi che, dando in latino il commento, lasciare poi la cura, se mai, di volgarizzarlo a qualche « illitterato », che l’avrebbe fatto parer laido : come aveva fatto nella seconda metà del Duecento il traduttore della Summa quorundam Alexandrinorum, o estratti dAYEtica a Nicomaco, messi in latino da Ermanno il Tedesco : (« come fece quelli che trasmutò il latino del- VEtica ») ; o come fece anche il fisico Taddeo d'Alderotto, che è pur menzionato nel Paradiso, quale uno degli autori prediletti da’ mestieranti contemporanei, incuriosi della « verace manna ». Dante, insomma, tratta di filosofia in volgare per amore d’artista e coscienza della propria arte. E difende perciò il suo volgare da quelli che per « abominevoli cagioni » lo dispregiano o lo tengon da meno delle altre lingue ro- manze, sentendosi di dimostrarlo con l’esempio atto ad esprimere «altissimi e novissimi concetti convenevolmente,