16 I. I PROBLEMI DELLA SCOLASTICA consolatrice, e sente che, mercé sna, egli potrà apparire altr’uomo da quello, che i più eran soliti a vedere nel giovanile poeta d’amore della Vita Nuova. Non aveva egli appreso dai mistici come un’esposizione allegorica potesse disascondere dai veli di una poesia amorosa la sostanza delle più alte verità speculative ? « Moverni timore d’in- famia e movemi disiderio di dottrina dare... Temo la infamia di tanta passione avere seguita, quanta concepe chi legge le soprannominate canzoni in me avere signo- reggiato; la quale infamia si cessa, per lo presente di me parlare, interamente; lo quale mostra che non passione, ma vertù sia stata la movente cagione... E questo non solamente darà diletto buono a udire, ma utile ammae- stramento... » 1. Il Convivio, insomma, doveva rialzare l’esule errabondo e spregiato nell’estimazione degl’ Italiani, scoprendo il dotto, l’uomo di pensiero, e insomma lo spirito serio nel poeta delle « nuove rime » uso a notare quando spirava amore. « Convienmi che con più alto stilo dea, ne la pre- sente opera, un poco di gravezza, per la quale paia di maggiore autoritade. E questa scusa basti a la fortezza del mio comento » 1 2. Nel quale a bello studio pertanto si coglie e si fa nascere ogni possibile opportunità di citare opere aristoteliche o pseudo-aristoteliche; e di Platone è ricordata la traduzione calcidiana del Timeo e quante dottrine son pervenute a notizia di Dante attraverso Cicerone o Agostino o Alberto Magno, o Tommaso d’A- quino o lo stesso Aristotele. E Avicenna e Averroè e altri arabi: al-Fàrabi, al-Ghazzàli, al-Farghànì, di cui conosce gli scritti; e tutti i nomi di fì’osofì antichi, da Talete ad Epicuro, che a Dante era accaduto di incontrare in Cice- rone e in Boezio. 1 Conv., I, ii, 15-17. 2 Coni1., I, iv, 13.