Full text: Studi Vichiani

II. LA PRIMA FASE DELLA FILOSOFIA VICHIANA 
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in noi, proprio come diceva Bruno, più che noi medesimi 
non siamo dentro a noi (e la conoscenza del nostro mondo 
sarà certa) *. 
A Vatolla giungevano bensì le novelle di Napoli 
e delle forme di cultura che colà venivano in auge. 
La notizia del nuovo epicureismo, messo in onore dal 
Gassendi, fa studiare al Vico Lucrezio: la cui dottrina, 
data già la sua intuizione metafisica, non poteva non 
apparirgli quale gli apparve, o almeno, egli asseriva 
molti anni più tardi, che gli era apparsa3: «una filo¬ 
sofia da soddisfare le menti corte de’ fanciulli e le deboli 
delle donnicciuole ». Questo studio gli servì « di gran 
motivo di confermarsi vie più ne’ dogmi di Platone» 3; 
cioè dei neoplatonici ; pensando 4 « essere principio delle 
cose tutte una idea eterna, tutta scevera da corpo, che 
nella sua cognizione, ove voglia 5, crea tutte le cose in 
1 Cfr. il concetto vichiano dell’astuzia della Provvidenza, per cui 
il vero soggetto nostro trascende neoplatonicamente il nostro soggetto 
empirico e i suoi fini particolari e finiti. 
2 Si veda sopra p. 28 nota 1. Qui si aggiunge che della voga go¬ 
duta a Napoli dal poema lucreziano, il V., più che da lontano e per 
sentito dire, ossia a Vatolla, ebbe notizia molto da vicino e per cono¬ 
scenza diretta, vale a dire a Napoli stessa. Cfr. Nicolini, Per la bio¬ 
grafia, puntata II. 
3 Ma non forse, com’ è detto nell’ Autobiografia, durante il periodo 
vatollese, bensì alcuni anni più tardi, e forse non troppo prima del 1708. 
Cfr. Nicolini, Per la biografia, puntata III. 
4 Autob., p. 17. 
5 « Non operari eum [Deum] externos effectus per meram intelligen- 
tiam, nisi accedat voluntatis assensus»: Ficino, Th. pi., II, 11; t. I, 
p. 107. Può parere la dottrina di S. Tommaso, Summa theol., I, q. XIV, 
a. 8. Se non che, per Ficino, come già per Plotino, come per Bruno e 
per Spinoza, la volontà razionale di Dio coincide con l’intelligenza, 
ed è quindi libera in quanto necessaria. Vedi Th. pi., II, 12: «Si ubi 
plus est rationis, ibi sortis est minus, in Deo, qui summa ratio est, 
vel fons rationis, nihil potest cogitari fortuitum.... Necessitas autem 
ipse est Deus.... Et quoniam necessitati nulla praeest necessitas, ideo ibi 
est summa libertas.... At in Deo idem est re ipsa esse, intelligere, velle. 
Quamobrem ita est per voluntatem suam intelligentiae essentiaeque suae 
compos, ut non modo sicut est et sicut intelligit suapte natura, ita 
quoque velit, verum etiam sicut vult, ita intelligat atque existat ». 
Cfr. Plotino. Enn. VI, I, 8, c. 1 e 13.
	        

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