Full text: Studi Vichiani

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STUDI VICHIANI 
materia medesima, come uno spirito seminale che esso 
stesso si formi l'uovo ». Dove non è propriamente definita 
né la metafisica di Aristotele, né quella di Platone. L' Id¬ 
dio aristotelico che pensa se stesso, è troppo pago di sé 
perché possa fare questo mestiere del vasellaio, che tragga 
le forme dalla materia. Tutte le forme le ha in sé; e 
quindi anche quella della giustizia. D’altra parte, l'idea, 
che è l’ente, per Platone, ha fuori di sé la materia, che 
è il non-ente, e non può edurla quindi da sé. Questo pla¬ 
tonismo polemizzante con Aristotele non è filosofia plato¬ 
nica, ma posteriore ad Aristotele, neoplatonica. E più 
in là, dove il Vico accenna allo studio della fisica gassen- 
diana e cartesiana da lui potuto fare in quello stesso torno 
di tempo, a Vatolla, su Lucrezio e sui Fundamenta phy¬ 
sicae del Regio, dice esplicitamente che « queste fisiche 
gli erano come divertimenti dalle meditazioni severe sopra 
i metafisici platonici » x. E altrove ricorda i Mar sili Ficino, 
i Pico della Mirandola, e lamenta che i letterati napole¬ 
tani, che dianzi volevano le metafisiche chiuse nei chio¬ 
stri, poi per la moda cartesiana avessero preso « a tutta 
voga a coltivarle, non già sopra i Platoni e i Plotini coi 
Marsili, onde nel Cinquecento fruttarono tanti gran let¬ 
terati, ma sopra le Meditazioni di Renato delle Carte ». 
1 Anche a codesto proposito, l’Autobiografia, secondo il Nicolini, 
è anacronistica. Antigassendiano e soprattutto anticartesiano, il V. se¬ 
condo lui, fu soltanto dal 1710 in poi.Nella sua gioventù,invece, anch’egli 
partecipò all’ammirazione dei suoi amici e concittadini per Lucrezio 
(sul quale è da vedere un suo importante giudizio in Opere, ediz. Fer¬ 
rari*, VI, 138, e cfr. Croce, Filos. di G. B. V.*, p. 203); e, pur con 
riserve in fatto di estetica (comuni, del resto, al Caloprese e agli altri 
cartesiani napoletani) fu anch’egli per non pochi anni, cartesiano. Vedere 
al riguardo Nicolini, Per la biografìa, puntata III. Aggiungo per curio¬ 
sità che le opere di Aristotele furono studiate dal V. in un esem¬ 
plare della magnifica edizione giuntina del 1550 sgg., il quale, serbato 
oggi dalla famiglia Ventimiglia di Vatolla, reca ancora l’ex libris del 
convento di Santa Maria della Pietà di quella terra. E quell’edizione 
reca appunto il « gran commento » di Averroè. Cfr. Nicolini, Per la 
biografia, puntata II.
	        
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