Full text: I problemi della scolastica e il pensiero italiano (12)

III. IL CARATTERI Di.I.LA FILOSOFIA ITALIANA 
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di tutti, che è complemento e compimento dell'essere. 
E però l'uomo non è Dio, ma Io ha in faccia, superiore a sé ; 
e deve curvare le ginocchia, e sottomettersi. 
Qui è la radice della contraddizione e della oscurità del 
Vico, il filosofo più religioso che l’Italia abbia avuto. Chi 
può dirci quanta coerenza e quale vigore di svolgimenti la 
sua filosofìa avrebbe raggiunto, se avesse potuto sottrarsi 
all’incubo dei presupposti fermissimi, sotto i quali giacque 
durante la sua lunghissima tormentosa gestazione (si son 
potute contare ben dieci redazioni della Scienza Nuova !), e 
quale virtù di disciplina mentale e morale non avrebbe ella 
potuto spiegare sugrintelletti italiani? I quali invece, per 
un secolo e più, mirarono a lei come a sfinge misteriosa, 
presentendo vagamente negli avvolgimenti di quel pensiero 
ammonimenti vitali; ma incerti del loro genuino significato, 
che non può svelarsi se non in un sistema logico, netto, 
ricavato tutto da un principio tratto con rigore alle conse¬ 
guenze con cuore che non trema, perché sente in sé la forza 
onnipotente che rassicura. E Vico ha dovuto aspettare nel 
sec. xix un pensiero liberato dagli abiti tradizionali per 
influsso di forme spirituali straniere, affinché potesse esser 
ravvisato nella sua schietta fisionomia, e quasi svelato a 
se medesimo. 
Dopo Vico, l’Italia, dalla metà circa del Settecento fino 
ai primordi del secolo scorso, fu aperta e soggetta al riflusso 
della cultura europea, non ancora così adulta da potere sco¬ 
prire l’originalità del grande pensatore napoletano. La cul¬ 
tura, nata nell’Italia della Rinascita, vi ritornava come 
filosofìa dell’esperienza e antimetafisica, come illuminismo, 
come materialismo: nelle forme estreme a cui l’umanismo e 
il naturalismo italiani erano pervenuti attraverso il movi¬ 
mento spirituale europeo della nuova scienza e della nuova 
fede religiosa e politica, dalle lotte per la riforma e la libertà 
di coscienza a quelle della rivoluzione politica e sociale, ne’ 
suoi prodromi e ne’ suoi contraccolpi. L’Italia parve allora
	        
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