Full text: I problemi della scolastica e il pensiero italiano (12)

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1. I PROBLEMI DELLA SCOLASTICA 
E molto più m'amiro 
Como sì se renova 
En fermezza sì nova 
Che non può figurare ; 
E già non può errare 
Cadere en tenebria. 
Ea notte è fatta dìa, 
Defetto grand’è amore 1. 
17. Tommaso d’Aquino, il maestro più solenne e più 
seguito, che a Dio filosoficamente non presumeva di 
salire se non dalla esperienza, e che poteva perciò, in 
quanto filosofo, rinunziare a Dio, ma non al mondo, egli 
che nella Somma contro i gentili (11, 4) dice: prima est 
consideratio de crcaturis et ultima de Deo; quando si pro¬ 
pone la questione più importante del rapporto di Dio col 
mondo, vi dà netta una soluzione che, a rigore, è la nega¬ 
zione di Dio, e il crollo di quel mondo, che era concepito 
derivante da Dio tutto il proprio essere. Tutte le sue 
prove dell’esistenza di Dio, come s’è veduto, si fondano 
sulla finità della serie dei movimenti delle cause, e in 
generale degli atti, e sulla necessità conseguente di un 
primo atto: atto divino, creatore ex nihtto o (come san 
Tommaso preferisce) post nihilum. Questo primo atto o 
atto creativo, posto a capo della serie degli atti che av¬ 
vengono in tempo, dovrebbe esso stesso avvenire in tempo, 
e segnare un vero « cominciamento » del mondo ; e per 
esso l’atto eterno entrerebbe nel tempo. Averroè, negando 
la creazione, aveva, come già Aristotele, posto il mondo 
coeterno a Dio; a Dio, che è forma, coeterna la materia: 
la quale, non potendosi pensare sussistente allo stato di 
pura materia o pura potenza non tradotta in atto, si 
deve concepire ab eterno investita dalla forma, come 
mondo. Tommaso d’Aquino riprese sette volte questa 
1 Laude, XCI.
	        

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