Full text: Studi Vichiani

APPENDICE II 
40I 
La prima fase contiene i germi della seconda e della terza, 
ma non ancora distinti e non fecondati dal vivo soffio dei 
problemi a cui la mente del Vico si aprì per effetto dell’ intensa 
meditazione dei motivi della filosofìa moderna, di cui son 
documento evidente i nuovi atteggiamenti speculativi da lui 
assunti nella seconda fase. Sicché la chiave di volta di tutta 
la sua filosofia è in questa seconda fase, quando da Cartesio, 
da Bacone, dalle correnti prevalse anche per opera del Galilei 
nel pensiero moderno, Vico, per dirla kantianamente, si svegliò 
dal sonno dommatico della vecchia metafisica, in cui la lettura 
e l’ammirazione dei nostri grandi Platonici del Rinascimento 
l’avevano già immerso. Con Cartesio egli comincia a sen¬ 
tire il problema della certezza; con Bacone scorge la sterilità 
del procedere deduttivo astratto della pura ragione, caro alla 
Scolastica medievale e contemporanea, e di quel metodo geo¬ 
metrico che con i Cartesiani eia venuto in glande onoie tra 
i facili filosofanti alla moda della seconda metà del Seicento; 
e la necessità del fatto, del nuovo, del concreto, dell’esperienza 
e deH’esperimento : ma sente pure la fenomenalità del sapere 
scientifico intorno ai fatti della natura, tra i quali ogni nesso 
causale interno è impossibile allo spirito umano che la natura 
si rappresenta dualisticamente come esterna ed estranea allo 
spirito. Quel dubbio, che Cartesio, dopo averlo energicamente 
svegliato, sopisce col dommatismo dell’ idea di Dio, e che 
attraverso Pempirismo dovrà necessariamente sboccare allo 
scetticismo di Hume, è il potente lievito della speculazione 
vichiana, tutta rivolta nel secondo e nel terzo periodo a risol¬ 
vere il problema d’un sapere che unisca il certo dell’empirismo 
col vero della ragione, della logica, del pensiero puro. Problema 
che egli potrà ìisolvere quando, in luogo della natura, assumerà 
ad oggetto del pensiero lo stesso pensiero o quello che il pen¬ 
siero nel suo sviluppo crea. Ma il dubbio, ossia la profonda 
coscienza dell’autonomia del soggetto nella sua assoluta 
posizione di puro soggetto — che si stacca dall’oggetto, e deve 
uscire da questa sua astratta e vuota soggettività per ricon¬ 
quistare l’oggetto, dov’ è la sua vita, — questo dubbio affatto 
cartesiano e punto platonico, che non s’ è impossessato an- 
coia del Vico nelle giovanili Orazioni inaugurali (nella prima
	        

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