Full text: Studi Vichiani

APPENDICE I 
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tuiscano 1’ Epistole familiari di Cicerone, li di cui argomenti 
si versano presso a poco sull’ istesso : ed ecco che il giovane 
acquista il sermone volgar latino. 
Spedito che sia il giovane nell’acquisto della lingua vol¬ 
gare privata, mettergl’ in mano gli elegantissimi Commentari 
di Giulio Cesare, ne’ quali acquisterà la lingua pubblica, tanto 
necessaria per le arti della pace e della guerra; ed in essi 
la conseguirà nella sua somma purità e chiarezza, e tale e 
tanta, che ne riportò il grande elogio di Cicerone, che, par¬ 
lando de’ Commentari di Cesare, dice che egli li lasciò, per¬ 
ché poi ci fosse stato chi potesse scriverne l’istoria: ma poi 
soggiunge : stultis gratum jacere potuìt, perché gli uomini 
dotti ed avveduti disperarono poterne scrivere una storia con 
quella limpidezza e eleganza, con cui Cesare scrisse li suoi 
Commentari. 
E Virgilio fu il solo tra i latini che non solamente so¬ 
stenne, ma ancora rivendicò la gloria del nome romano con¬ 
tro la superbia de’ disprezzanti greci, che solevan distinguersi 
da tutte le altre nazioni; e ciò con qualche ragione in rap¬ 
porto alla felicità della lor lingua. Il qual pregio li romani 
stessi, che chiamavano barbara la maestosa lingua latina 
quante volte volevano metterla al confronto della greca, con 
somma ingenuità confessarono; come, fra gli altri attestati, 
ve n’ è quello di Plauto nella comedia intitolata Asinaria, 
ove fa dire al Prologo, che l’autore di quella comedia era 
stato Demofìlo, poeta greco, e che M. Accio Plauto l’aveva 
tradotta in latino: Demophilus scripsit, Marcus vortit bar~ 
bare, cioè latine. Così, al contrario, di rimbalzo, li romani 
poterono rivendicare la gloria del loro nome con opporre a 
tutta la Grecia il solo Virgilio, ché tutta la Grecia non aveva 
prodotto un ingegno così stupendo e quasi divino, il quale 
feliciter audax era riuscito egualmente ammirabile in tutti 
tre li caratteri del dire, nel tenue ed umile nelle sue Buco¬ 
liche, nel florido ed ornato nelle Georgiche, nel grande e 
sublime nell’ Eneide: e Torquato Tasso ardì d’imitarlo e 
riuscì felice in due solamente: essendo costante in tutti li 
scrittori di qualunque genere sieno, che chi è riuscito in una 
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