Full text: Studi Vichiani

VI. IL FIGLIO DI G. B. VICO 
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Degli scavi di Ercolano lo scrittore, eccitato dall’estro 
encomiastico, afferma che la gloria di averla scoperta non 
fu per Carlo maggiore che non fosse per la città quella 
di essere scoperta da Carlo ; e che certo essa aveva deside¬ 
rato di starsene diciassette secoli sotterra per aspettare 
tanto scopritore ! 
Res natura occultas et latentes indagare quoque et inquirere 
curiosissime aggreditur; ausisque adeo affuit Fortuna, ut, terrae 
viscera rimando, Herculanum Vesuvii incendio haustum pa¬ 
tefecerit, quod tamdiu fortasse obrutum jacere optavit, ut a re¬ 
gum Clarissimo detegeretur, ne prolatum minus a Principis gloria 
lucis acciperet, quam decoris ejus fortunae tribuere videretur. 
Poi, com’era da aspettarsi, vien la volta dell’ Accademia, 
e in fine anche del Museo Ercolanese: cunctis gentibus, 
nedum earum rerum studiosis, tanquam antiquitatis mira¬ 
culum spectandum contemplandumque. 
E Pompei ? Perché Carlo non s’è accinto anche agli 
scavi di Pompei ? Fortasse factum puto — vi risponde 
Gennaro con classica reminiscenza, che poteva anche 
essere sprone ed ammonimento, — ut ejus gloriae, quam 
maximam jam sibi comparaverat, materiam Ferdinando 
filio, regi nostro amabilissimo, relinqueret. 
Che più ? Né anche l’ordine di S. Gennaro, istituito 
dal Borbone nel 1738 l, è dimenticato : 
Postremo, quo munia bene obita, pericula fortiter suscepta 
rependeret, amplissimum Divi Januarii Ordinem instituit, ma¬ 
ximorum praemium meritorum 2. 
Dopo quello di Carlo viene, naturalmente, l’elogio di 
Ferdinando. 
1 Vedi Schipa, 0. c., p. 325, e D’ Onofrj, p. ccxxxiv. 
2 Per tutti questi passi che ho citati, vedi In regiis, pp. xvi-xx.
	        
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