Full text: Studi Vichiani

IV. CONCETTO DELLA GRAZIA E DELLA PROVVIDENZA I59 
più niente che fare con la grazia. Laddove la filosofìa, 
secondo la Dign. VI, considera l’uomo quale deve essere, 
« la legislazione considera l’uomo qual è per farne buoni 
usi nell’umana società; come della ferocia, dell’avarizia, 
dell’ambizione, che sono gli tre vizi che portano a tra¬ 
verso tutto il gener umano, ne fa la milizia, la merca- 
tanzia e la corte, e, sì, la fortezza, l’opulenza e la sa¬ 
pienza delle repubbliche; e di questi tre grandi vizi, i 
quali certamente distruggerebbero l’umana generazione 
sopra la terra, ne fa la civile felicità ». Donde il corol¬ 
lario: « Questa Degnità pruova esservi Provvedenza divina, 
e che ella sia una divina mente legislatrice, la quale delle 
passioni degli uomini tutti attenuti alle loro private 
utilità, ne fa la giustizia, con la quale si conservi uma¬ 
namente la generazione degli uomini, che si chiama gener 
umano ». La Provvidenza qui, evidentemente, è la stessa 
logica onde si rende intelligibile lo stesso fatto storico 
dell’umanità. Il quale basta, per Vico, nella successiva 
Dignità, a provare che c’ è un diritto di natura o, che 
è lo stesso, che l’umana natura è socievole, « poiché il 
gener umano da che si ha memoria del mondo ha vivuto 
e vive comportevolmente in società », e « le cose fuori 
del loro stato naturale né vi si adagiano né vi durano ». 
E tutto ciò 1 prova « che l’uomo abbia libero arbitrio, 
però debole, di fare delle passioni virtù; ma che da Dio 
è aiutato, naturalmente con la divina 
Provvedenza e, soprannaturalmente, 
dalla divina grazia». 
Ed ecco esplicitamente messa da parte la grazia, e 
ricondotta alla sola Provvidenza come razionalità imma¬ 
nente ogni spiegazione della realtà umana, o di quella 
« natura comune delle nazioni » che il Vico chiama « sub- 
1 Dign. VII-VIII.
	        

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