Full text: Studi Vichiani

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STUDI VICHIANI 
Critica, indagare i Principii metafisici della scienza della 
natura; una metafisica che, conforme allo spirito d’umile 
agnosticismo della religione 1, stia nei termini della geo¬ 
metria 2 3 ; e sia una geometria che renda pensabili i dati 
dell’esperienza, procurando di spiegare il mondo che è 
fuori della mente con quello che è dentro di essa, come 
pure avran pensato di fare i Pitagorici 3, quando dei nu¬ 
meri fecero il principio di tutte le cose. La fisica infatti 
ci dà corpi e moto. Ora, pensare quelli e questo non è 
possibile senza trascenderli: ché l’essenza del corpo, 
ciò che noi pensiamo dicendo corpo, non è niente 
di esteso e divisibile, come i corpi, bensì un che d’ ine¬ 
steso e indivisibile. Né l’essenza del movimento si muove; 
e dev’essere perciò posta di là dal moto. Ma, se il corpo 
realizza la propria essenza, questo è un inesteso che si 
estende; e se il moto realizza la sua essenza, questa non 
è neppure l’assoluta quiete, ma il principio del movi¬ 
mento in fieri. L’inesteso, essenza dell’esteso, è il 
punto, con cui infatti la geometria costruisce le linee, le 
figure e, in generale, l’esteso; e se l’esteso si muove, il 
suo principio sarà principio di movimento, oltre che di 
estensione : conato. Il punto metafisico (che è lo 
stesso concetto del punto geometrico, non come defini¬ 
zione nominale, ma reale) e il conato sono i due concetti 
che, secondo il Vico, rendono intelligibile la fisica quale 
apparisce alla mente umana. 
Ma la metafisica non può andar oltre, e dire come e 
perché la sostanza inestesa, unica, infinita col suo sforzo 
1 «Christianae fidei commodam»: De antiq., conci. 
2 « Et ea ratione geometria a metaphysica suum verum accipit, et 
acceptum in ipsam metaphysicam refundit»: De antiq., IV, 2, in Opere, 
I. 157- 
3 «Nec.... cum de naturae rebus per numeros disseruerunt, naturam 
vere ex numeris constare arbitrati sunt: sed mundum, extra quem 
essent, explicare per mundum, quem intra se continerent, studuerunt »: 
O. c., in Opere, I, 154.
	        

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