Full text: I problemi della scolastica e il pensiero italiano (12)

Ili 
DIO E IL MONDO 
i. Che per intendere bisogna credere lo disse Anselmo 
d’Aosta (1033-1109), arcivescovo di Canterbury 1 : ncque 
enim quaero intelligerc ut credam, sed credo ut intelligam. 
Nani et hoc credo, quia, nisi credidero, non intelligam. E l’a¬ 
veva detto, come tutti sanno, Agostino: credimus ut 
cognoscamus, non cognoscimus ut credamus. Ma, non dob¬ 
biamo forse dirlo anche noi ? O c’è una filosofia che non 
prenda le mosse da una fede ? 
Questo problema, intorno al quale si sono addensati da 
secoli tanti pregiudizi di vuoto razionalismo, impedendo 
la libera ed esatta interpretazione, non pur dei sistemi 
scolastici, ma di molte filosofie anche recentissime procla¬ 
manti la necessità di un fondamento creduto alla specu¬ 
lazione razionale, merita, qui subito a principio, qualche 
chiarimento, affinché si possa vedere nel suo netto con¬ 
torno il concetto medievale dei rapporti tra filosofia e 
teologia. E per esprimere più apertamente il mio pensiero, 
io mi permetto di allontanarmi ancora un momento dalla 
scolastica; e osservare primieramente, che il problema 
delle attinenze tra fede e scienza, tra credere e intendere, 
tra teologia e filosofia e simili, è uno di quelli che, per 
essere stati posti nella storia del pensiero umano, sono 
Proslogium, I.
	        

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