Full text: I problemi della scolastica e il pensiero italiano (12)

II. KKKXARDINO TE'IJESIO 
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ziale filosofia del l'epoca: la filosofia della trascendenza e 
dell’intellettualismo. E non occorre avvertire che, se non 
trovano più i maestri di questa filosofia, ciò avviene 
perché muovono da una situazione spirituale affatto nuova, 
che fa di questo ritorno all’antico, che avviene nel Quattro- 
cento, qualcosa di radicalmente diverso non solo dalla 
primitiva elìenizzazione del cristianesimo nel periodo 
alessandrino, ma anche, e sopra tutto, da quel primo 
ritorno alle fonti greche del sapere, che era già avvenuto 
nel sec. xiii, nel tempo stesso di Tommaso d’Aquino. 
Marsilio Ficino e Pico della Mirandola, in cui culmina 
la direzione piatonizzante, sono platonici, eppure profonda¬ 
mente cristiani; e un’aura di mistica religiosità pervade 
il loro pensiero, che vede c sente Dio per tutto, e somma¬ 
mente nell’anima umana. E ispirandosi ai Neoplatonici 
piuttosto che a Platone, più della trascendenza, che non 
possono negare, accentuano l’immanenza del divino nella 
realtà naturale e aspirante a ritornare all’Uno da cui 
trae la sua origine. E aprono la via a Leone Ebreo e a Gior¬ 
dano Bruno. 
Pietro Poniponazzi, il maggiore aristotelico, fiorito al 
principio del sec. xvi dal movimento filologico sui testi di 
Aristotele del secolo antecedente, scopre un Aristotele, 
che non è più quello dei tomisti, né quello degli averroisti : 
un Aristotele, che, a poco per volta (secondo apparisce 
dai vari gradi attraversati dalla speculazione stessa del 
Pomponazzi), perviene alla dimostrazione di questa tesi 
gravissima: che la materia si possa sollevare da sé fino 
all’intelligenza, senza il sussidio deirintelletto separato; 
e che l’anima umana, ultimo risultato perciò del processo 
della natura, possa compiere in questo mondo, con le sue 
forze, tutta la sua missione, che è principalmente il ben 
fare, la virtù; e che tutti poi i fatti della natura debbano 
pel filosofo spiegarsi meccanicamente, per le loro cause: 
un Aristotele, insomma, per cui quel che rimane di tra¬
	        

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