Title:
I problemi della scolastica e il pensiero italiano
Creator:
Gentile, Giovanni
Work URN:
urn:nbn:de:bsz:291-sulbdigital-289627
PURL:
https://digital.sulb.uni-saarland.de/viewer/resolver?urn=urn:nbn:de:bsz:291-sulbdigital-291064
I :;<> II. BERNARDINO Tilt, ESTO 
chio. Perciò tutti i pensatori di questa età hanno due 
facce, e ci presentano contraddizioni, che paiono spian¬ 
tare i principii stessi del loro filosofare; e chi guarda 
a una sola faccia, non riesce più a rendersi conto dell’altra. 
E chi ne fa gii iniziatori, a dirittura, del pensiero moderno, 
e chi li respinge indietro, alla scolastica dei tempi di mezzo: 
laddove il significato storico è in questa posizione, che 
occupano, tra una filosofia che hanno solo virtualmente 
superata e una filosofia che del pari solo virtualmente 
affermano. Trascurare cotesto residuo esanime, che re¬ 
siste nei loro sistemi alle intuizioni innovatrici, in tutti 
questi filosofi, dal Ticino, anzi dal Valla, al Bruno e al 
Campanella, non è possibile: vien meno tutto il signifi¬ 
cato di queste medesime intuizioni, che fanno di essi 
i precursori dei più grandi filosofi moderni ; e non si spie¬ 
gano più atteggiamenti essenziali e parti vitali del loro 
pensiero; ma, sopra tutto, diviene un mistero perché il 
germe dì verità, che essi si recano in mano, rimanga sol¬ 
tanto un germe, di cui la vita s’arresti appena cominciata. 
li 
il pensiero medievale 
L’uomo del Medio Evo si era travagliato in una con¬ 
traddizione, che si può dire organica, perché ne dipendeva 
la vita stessa del pensiero. Una contraddizione, i cui 
termini, se si vuol considerare il processo generale della 
storia ne’ suoi grandi tratti, si possono designare come 
la filosofia greca e la fede cristiana: due termini, che il 
pensiero tentò per tutte le vie, lungo più di un millennio, 
di conciliare; ma erano assolutamente inconciliabili per 
lui, sul terreno in cui si era posto. Poiché, a dirla in breve, 
la filosofia sua, che avrebbe dovuto operare la concilia¬
        

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