Full text: I problemi della scolastica e il pensiero italiano (12)

IV. L' INTELLETTO UMANO 
I 
quest’è tal punto 
Che p i ù savio di te fé già errante ; 
Sì che per sua dottrina fé disgiunto 
Da l’anima il possibile intelletto 
Perché da lui non vide organo assunto; 
(xxv, 62-66}. 
Dante rifiutò, come Tommaso, la tesi agostiniana, e stette 
per l’unità sostanziale dell’anima e dell’anima col corpo; 
Sì tosto come al feto 
L’artìcular del cerebro è perfetto, 
Lo Motor primo a lui si volge lieto 
Sovra tanta arte di natura, e spira 
Spìrito novo, di virtù repleto, 
Che ciò che trova attivo quivi tira 
In sua sustanzia, e fassi un’alma sola 
Che vive e sente, e sé in sé rigira. 
(68-75)- 
Onde pur dedusse : 
Quando per dilettanze o ver per doglie 
Che alcuna virtù nostra comprenda, 
L’anima bene ad essa si raccoglie, 
Par ch’a nulla potenza più intenda. 
(Purgiv, 1-4). 
E Tommaso d’Aquino nella sua Somma maggiore aveva 
insegnato che una operatio animae, cum fuerit intensa, 
impedit aliam. Quod nullo modo contingeret, nisi prin¬ 
cipium actionum esset per essentiam unum b L'anima è 
una, malgrado le sue diverse potenze, che s’includono 
l’inferiore nella superiore, come (già l’aveva insegnato 
Aristotele) il triangolo nel quadrato, il quadrato nel pen¬ 
tagono, e così via: in ordine di perfezione crescente, che è 
S. th., I, q. 76, a. 3.
	        

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